

Se dobbiamo ricercare le radici dell’attuale Hockey Team Bologna dobbiamo andare indietro nel tempo, circa 50 anni fa, era 1959 quando un sacerdote spagnolo che lavorava al Collegio Universitario Torleone, residenza universitaria di origine iberica, decise di importare a Bologna uno sport che già praticava: l’hockey su prato. L’inizio della squadra corrispondeva alla necessità di dare una animazione di tipo sportivo agli ospiti della residenza, l’organizzazione era un po’ goliardica, non vi era idea di organizzazione o di sponsor come abbiamo oggi.
L’unico beneficio che il Collegio riservava alla squadra era un baule che si trovava nello studentato, ubicato vicino a porta Mazzini ed era tutto quello che offriva la residenza all’hockey, oltre il nome alla squadra. Conteneva il materiale: palline, gambali e qualche bastone .

Il Torleone finì quando la residenza universitaria diede lo sfratto all’hockey, o meglio tolse la disponibilità del baule e fece capire che anche il nome non era più disponibile. Era il 1975. Ai tempi il motore della squadra era formato dai tre fratelli Salomone , Francesco, Pino e Nicola il presidente. Era il 1975. Si pose per la prima volta il dilemma se continuare l’attività. A casa di Francesco si svolse la riunione di tutti quelli disposti a “portare avanti” la squadra, per decidere come proseguire l’attività, per variare la denominazione sociale, eleggere il presidente e il consiglio, impostare il tesseramento, trovare i mezzi finanziari e infine ripartire con l’attività.

Lo scoglio più arduo fu trovare il nome, passate in rassegna tutte le varianti del nome della città: Felsina, Bononia, Reno ecc. si scivolò sul semplice, ma efficace, Hockey Club 75, ma alla fine di una discussione estenuante, Francesco, appassionato di formula uno, propose di cambiare il termine Club con Team, nacque così l’Hockey Team 75. La squadra si propose di lanciare una campagna di ringiovanimento cercando nelle scuole forze fresche. Arrivarono così in squadra una buon numero di giovani che permisero alla nuova società di avere un nuovo futuro. Fra questi giovani c’era un tal Martino che aveva il padre maestro elementare, un certo Melli dal temibile nome di Giancostante, che vantava precedenti sportivi.
Subito fu arruolato dai Salomone, ma presto, complici punti di vista diversi sulla conduzione della squadra, e non solo, avvenne la classica rottura ed i fratelli lasciarono il passo ai nuovi arrivati. Melli ed il suo fido factotum di allora, Ivan Colombari, entusiasta dei metodi da burbero condottiero del maestro, continuarono l’attività della squadra che, per via dell’inesperienza di tutti, dirigenti e giocatori, navigava ai livelli più bassi.
Ma il fatto che il maestro portava i giovani delle scuole elementari proiettava la squadra verso un futuro promettente. Il maestro coinvolse da subito il padre di un suo scolaro, l’avvocato Aristide Candini, e lo cooptò alla presidenza della società, che nel 1977 si affiliò alla Polisportiva San Mamolo. L’attivismo dell’”avvocato”, come è stato sempre chiamato Aristide, catalizzò l’attenzione sulla nostra squadra di molte persone di valore che orbitavano nel mondo dell’Hockey, fra cui Giorgio Pagni, che diede una svolta tecnica alla squadra.

L’avvocato cercò anche di coinvolgere Giuliano Sancini, il capo degli arbitri, che seppur mantenendo una certa distanza, lo introdusse nel mondo economico bolognese, dove era facile reperire valide sponsorizzazioni: Vini Cesari, Elettras, poi Pilot Pen. Una novità assoluta per l’hockey bolognese fu la creazione della squadra femminile voluta dal nuovo sponsor per ragione d’immagine, più avanti le ragazze apparvero anche in un video di Jovanotti!

La Pilot accompagnò la squadra nella sua era più fulgida: la vittoria di due campionati Allievi (il lavoro unico e rivoluzionario, per i tempi, del maestro Melli, diede i suoi frutti) numerose promozioni della maschile e della femminile, fino alla scalata alla A1, dove la nostra squadra ha militato per numerosi anni, anche sotto il patrocinio della Polisportiva Pontevecchio.

L’ultimo capitolo si è aperto circa tre anni fa, nel 2004, quando, dopo la scomparsa dell’avvocato, la squadra era destinata all’estinzione: era priva di giovanili, piena di debiti e i giocatori, i pilastri della squadra dei bei tempi, si erano dileguati.

Non si vedeva futuro, ma la tenacia con cui la società ha spesso combattuto contro qualsiasi avversità, la tradizione, la mentalità che in tanti anni l’hanno accompagnata, hanno fatto emergere l’orgoglio di un nuovo gruppo dirigente, con a capo me, Pietro Amorosini come nuovo presidente (guarda caso, un ex alunno del maestro Melli) che ho voluto ribattezzare la società Hockey Team Bologna.
La squadra si può dire che si è rivitalizzata di nuovo, senza però rinunciare alle basi sportive che l’hanno contraddistinta durante la sua storia, il lavoro indirizzato verso i giovani, l’attenzione per il settore femminile la ricerca del miglioramento qualitativo del gioco come strada per ottenere i risultati. Il punto importante e costante dell’azione della nostra società è stato il radicamento del territorio, con uno stretto collegamento con il quartiere Barca di Bologna (e quartieri vicini) che ha storicamente prodotto fra i migliori giocatori bolognesi.
La nostra storia ci ha visto partire dai livelli più bassi e progredire costantemente, senza però raggiungere livelli di risultati di valore assoluto, è questa la sfida che ci siamo posti per i prossimi anni: raggiungere i massimi livelli con giocatori giovani, cresciuti nel nostro vivaio, questo è l’obbiettivo che ci siamo imposti per il nostro club e come contributo all’hockey italiano.